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Lettera agli studenti

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Cara studentessa,
caro studente,

tu che prendi tutti trenta e tu che non li prendi;

tu che sei in pari con gli esami e tu che non hai passato in tempo proprio quell’esame;

tu che piangi e senti il cuore in gola la sera prima dell’esame e persino tu che non sai se quest’anno riuscirai a pagarti le tasse, la casa, i libri o da mangiare solo perché non hai rispettato quei maledetti CFU.

tu che ti sei laureato con lode e tu che ti laurei con 66 o che non ti sei laureato proprio;

tu che non hai la fretta di farlo e tu che ci tieni a rimanere in pari con i tempi che ti vogliono imporre;

e anche tu che non rientri in tutte queste caselle;

Non sei solo, tanti ragazzi si sentono come te, schiacciati da un sistema che ti porta all’esasperazione, pretendendo che tu sia il migliore, ma mai abbastanza.

Invece che camminare insieme ti viene chiesto di correre, correre contro il tempo, contro te stesso e anche contro i tuoi stessi colleghi in una gara continua in nome della “meritocrazia”.

L’Università dovrebbe essere un percorso di formazione, per spingerci a sviluppare tutte le nostre potenzialità, insieme ai compagni, in un percorso che deve tendere ad uno sviluppo dell’individuo e del collettivo;

Ed invece ci viene proposto un modello di Università in cui l’eccellenza prende un peso maggiore rispetto ad un diritto innegabile come il diritto allo studio e in cui veniamo visti come concorrenti di una gara in nome della velocità per assicurarci un posto nella società.

Un’università che ha accolto il principio per cui o si è tutto o il niente.

Tutto questo, oltre che profondamente sbagliato, porta noi studenti a patimenti inutili e ad annientare la nostra sanità mentale.

Siamo Studenti non abbastanza tutelati. Il sistema di sostegno psicologico che ci viene messo a disposizione è insufficiente, come rametti che cercano inutilmente di fermare un fiume in piena.

Se non viaggi sui binari del sistema non sentirti un “fallito” è il sistema che ci viene proposto che ha fallito.

Con grande rammarico ci si trova a dire belle parole solo quando succedono eventi spiacevoli per poi tornare anestetizzati alla vita di sempre, ma così ci si dimentica che i morti non si possono aiutare e sono i vivi che vengono dimenticati, che i morti non possono parlare e che sta a noi dargli ancora un’ultima, infinita, assordante voce.

Studente di UniPV, ti auguriamo il meglio,

dal Coordinamento per il diritto allo studio.

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